Essere me.

Maggio 6, 2009

Essere me non è facile.

Diciamo una volta alla settimana, come giorno di riposo, sceglierei di essere qualcun’altro.

Ad esempio una persona iper-organizzata. Sono convinta che anche la sua giornata più incasinata, sarebbe una vacanza per me! “Ahhhh, il dolce silenzio interiore della razionalità!!! Ehi aspetta, chi l’ha detto che sono così vuoto e silenzioso? Shh… senti?! Senti questo borbottio sommesso ed educato, quasi da chiesa? Chissà quali cose intelligentissime sta dicendo la mia mente… avviciniamoci un po’ che non sento, c’è così tanto spazio in me e così poche cose dentro che a volte mi perdo!

Ecco da qui si sente distintamente: è un acutissimo monologo su… un elenco di cose da fare”.

E poi anche quel giorno di riposo guarderei il cielo, solo che stavolta non vedrei un drago bianco che è partito da est per tuffarsi dietro quei monti, o un viso di tritone a bocca aperta che chiama una ninfa dall’altra parte del cielo. No, vedrei UNA NUVOLA! Una nuvola vera, anzi: un CUMULO-NEMBO (razionale, scientifico, indiscutibile).

Sicuramente, sarebbe il giorno in cui andrei a pagare le bollette 20 giorni prima della loro scadenza, e a fare una previdente spesa per tutta la settimana, e mettendola a posto… “qua tutta l’acqua, qua tutte le scatolette in ordine di colore e dimensione, qua tutte le verdure in ordine alfabetico… Ehi, chi ha messo delle bottiglie di acqua dentro la cesta delle legna?”.

Userei questo giorno anche per scoprire cosa significhi non aver paura di annoiarsi un po’ facendo tutte quelle cose che fanno le persone ogni giorno con serietà e autocompiacimento; e per ascoltare, e finalmente comprendere, tutti quei discorsi sulla burocrazia di questo e quello, invece di distrarmi pensando a quanto sarebbero affascinanti quelle stesse regole applicate ad un mondo fantasy.

Sono convinta che se avessi questo unico giorno di riposo, negli altri sei giorni rimanenti, mi tufferei nel mio mondo di caos con ancora più gioia. Perché potrei sguazzare nel mio mondo di salti nel cielo, canti in lingue perdute, tamburelli e pifferi incantati, con la tranquillità di sapere che le bollette sono state pagate in tempo.

Perché ha anche i suoi lati positivi essere caotici, e se tempo fa non avessi riposto quelle bottiglie di acqua nella cesta delle legna per poi scordarmele, ieri sera sarei morta di sete.